«Un’as­si­cu­ra­zio­ne pan­de­mia de­ve es­se­re in am­pia mi­su­ra un'ope­ra so­li­da­le»

Intervista14 Luglio 2020

La Confederazione attualmente sta lavorando alacremente a un'assicurazione basata su un pool per futuri eventi pandemici. Ivo Menzinger di Swiss Re sta operando nell'ambito di possibili soluzioni del settore assicurativo. Egli sa quali sono le condizioni quadro necessarie per il successo del progetto.

Intervista: Daniel Schriber

Signor Menzinger, il Covid-19 rappresenta una grande sfida per numerose aziende: come si presenta la situazione presso Swiss Re?

Sotto il profilo operativo, la situazione non rappresenta una sfida particolare per noi. Dato che la digitalizzazione è già ad uno stadio avanzato e anche la pianificazione delle emergenze è una prassi acquisita presso di noi, eravamo pronti ad affrontare una situazione straordinaria di questa portata. Abbiamo sempre garantito la nostra continuità operativa poiché gran parte dei nostri dipendenti nel mondo intero ha optato per il telelavoro e, a seconda della regione, continua tuttora a farlo. Ci troviamo nella fortunata posizione in cui i nostri servizi sono ancora richiesti e siamo in grado di offrirli.

Eravate ben preparati. Questo si può spiegare con il fatto che la pandemia non vi ha colti di sorpresa?

Forti del nostro ruolo, cerchiamo sempre di anticipare i rischi potenziali. L’attività quotidiana dei nostri esperti in tutto il mondo consiste nell’identificare i rischi futuri, i cosiddetti rischi emergenti. Se non già dopo gli eventi dell'influenza spagnola all'inizio del 20° secolo, al più tardi dopo lo scoppio della pandemia di SARS a inizio millennio, i nostri esperti sapevano che una situazione simile si sarebbe nuovamente riproposta. 

Ivo Menzinger, Head EMEA & Product Management, Swiss Re

Si impegna affinché sia possibile attenuare meglio le conseguenze economiche di una futura pandemia: Ivo Menzinger

Eppure in molti sono stati colti di sorpresa dal Covid-19. Perché?

Il nostro CEO Christian Mumenthaler ha descritto la situazione come segue: “La mente umana ha difficoltà nel provare interesse per eventi che non sono ancora avvenuti”. È un dato di fatto: anni fa, anche l'Ufficio federale della protezione della popolazione ha identificato le pandemie come potenziali rischi di grande entità. Era previsto un piano pandemico e il dispositivo ha funzionato sotto molti aspetti, ma non in tutto. Questo perché i preparativi non sono stati considerati sufficientemente rilevanti o urgenti.

«Nessuno si aspettava che la pandemia avrebbe bloccato un numero così elevato di attività economiche.»

Il Covid-19 è lo scenario peggiore?

Pur essendo una tragedia a livello umano, la situazione avrebbe potuto essere ben peggiore in termini di decessi ed eccesso di mortalità. Tuttavia, le conseguenze della crisi sono notevoli: nessuno si aspettava che la pandemia avrebbe bloccato un numero così elevato di attività economiche.

Nelle ultime settimane si è assistito a una richiesta crescente di una soluzione assicurativa per l'impatto economico delle pandemie: perché non è mai stata creata una soluzione del genere sino ad ora; a differenza, ad esempio, della copertura collettiva per gli eventi terroristici o naturali?

Uno dei motivi principali va ricercato nel fatto che l'impatto economico di una pandemia non è di principio assicurabile dal settore privato. Un evento simile in realtà è contrario a tutti i principi di assicurabilità: questo perché, per definizione, una pandemia si verifica a livello globale nello stesso momento rendendo impossibile la diversificazione. Considerato che il danno economico, in definitiva, è dovuto alle chiusure ordinate dalle autorità, anche la capacità di valutazione è fortemente limitata.

Lei dirige un team di progetto in seno all'Associazione Svizzera d'Assicurazioni (ASA) che attualmente sta esaminando l’attuabilità di una soluzione per future pandemie e sottopone i relativi risultati all'organizzazione di progetto della Confederazione. A che punto siete giunti con il vostro lavoro?

L'obiettivo dell'organizzazione di progetto interna al settore è quello di presentare un rapporto al Dipartimento federale delle finanze entro fine settembre. Di norma progetti simili richiedono molto più tempo, ma questa volta tutto deve avanzare rapidamente. Sono fiducioso sul fatto che il gruppo di lavoro riuscirà a presentare una proposta di soluzione in tempi brevi.

Qual è il ruolo della politica in questo ambito?

È essenziale. Un progetto di questo genere avrà successo solo se la politica riuscirà a creare le condizioni quadro necessarie a tal fine. Riteniamo che l'attuale legge sulle epidemie garantisca già una buona base per la realizzazione di un simile partenariato pubblico-privato. L'obiettivo è quello di migliorare la preparazione della società in previsione della prossima pandemia. La preparazione finanziaria è una parte essenziale in questo senso: è fondamentale che il progetto possa contare sul sostegno finanziario della Confederazione e/o del settore pubblico.

«Il pool degli eventi naturali dimostra la validità del principio di solidarietà tra assicurati e imprese di assicurazione in Svizzera.»

È realistico tutto ciò?

L'assicurazione contro i danni causati dagli elementi naturali è un ottimo esempio. Il pool degli eventi naturali dimostra la validità del principio di solidarietà tra assicurati e imprese di assicurazione in Svizzera. Con questa assicurazione tutti pagano un premio dello stesso ammontare, indipendentemente dal livello di rischio a cui sono esposte le singole persone. Anche un'assicurazione contro la pandemia dovrebbe essere in ampia misura un'opera solidale, che includa la partecipazione della Confederazione.

Si riferisce a un obbligo di assicurazione?

Affinché questa soluzione funzioni è necessario un livello di penetrazione assicurativa molto elevato, il che non significa necessariamente un’obbligatorietà. Un modello simile avrà successo solo se potrà contare sulla partecipazione di gran parte delle aziende e se queste parteciperanno al prefinanziamento. Personalmente ritengo che la volontarietà non funzionerà.

Perché no?

Alcune aziende potrebbero sperare che le autorità intervengano nuovamente in caso di emergenza e quindi di non dover stipulare un'assicurazione. Non credo che, in tal caso, la politica risponderebbe alle PMI coinvolte: dato che avete rinunciato deliberatamente al prefinanziamento, ora non vi garantiamo più alcun sostengo.

Quali potrebbero essere i ruoli dei singoli gruppi di interesse?

I contraenti devono essere disposti ad assumersi una parte del rischio tramite la franchigia e un certo periodo di attesa. Inoltre, l'incentivo alla previdenza individuale andrebbe preservato e ulteriormente consolidato in futuro. Anche le imprese di assicurazione sono pronte ad assumersi una parte del rischio finanziario se il premio è adeguato. Altrettanto importante, tuttavia, è che queste dispongano di contatti con centinaia di migliaia di aziende nel paese e del know-how necessario per quantificare e liquidare automaticamente i sinistri effettivamente subiti a causa della pandemia. Ciò consente un uso mirato ed efficiente dei fondi privati e pubblici. In qualità di garante finale, anche il settore pubblico dovrà assumersi il rischio.

Perché è necessaria l'automazione?

Il potenziale di danno di una pandemia è enorme: solo nel mese di aprile, circa 130'000 imprese svizzere direttamente coinvolte hanno presentato domanda di lavoro ridotto. Un numero tanto elevato di sinistri è gestibile solo con soluzioni altamente automatizzate.

A proposito di lavoro ridotto: un'assicurazione pandemia avrebbe senso anche in questo ambito?

No, riteniamo che uno strumento simile debba essere complementare agli strumenti ausiliari già esistenti. Il minimo vitale di un'azienda dovrebbe basarsi sui costi fissi scoperti durante un lockdown.

È necessario un pool nazionale per le pandemie o è ipotizzabile anche una soluzione transnazionale?

Sebbene diversi paesi siano confrontati con le stesse questioni, gli approcci alle soluzioni variano a seconda del sistema. Questo perché le condizioni quadro sono diverse ovunque, ecco perché ritengo che una soluzione transnazionale sia difficilmente attuabile.

«L’industria assicurativa sta facendo tutto il possibile per rafforzare le capacità  dell'economia e pertanto anche della società.»

Volgiamo infine lo sguardo al futuro: quali lezioni dovrebbe trarre il settore assicurativo dalla crisi legata al coronavirus?

In termini di gestione quotidiana dell'attività, la crisi ci ha dimostrato l'importanza di disposizioni contrattuali chiare. Non vogliamo lacune nella copertura, tuttavia il settore assicurativo non può sostenere danni per cui non ha mai riscosso dei premi. Più in generale, questa crisi ha dimostrato l'importanza della resilienza della società. È questa la nostra missione: l’industria assicurativa sta facendo tutto il possibile per rafforzare le capacità  dell'economia e pertanto anche della società.

Che cosa intende dire concretamente?

La pandemia si situa al vertice per quanto concerne il contesto dei rischi della Svizzera. Sebbene, in teoria, sapevamo quali potessero essere le conseguenze di un simile evento, la società ha adottato misure preventive solo limitate. In futuro dovremo rivedere le nostre strategie in questo senso. Innanzitutto, prima o poi saremo nuovamente confrontati a una nuova pandemia; secondariamente, esistono numerosi altri rischi sistemici molto problematici.

Può citarne alcuni?

Penso, ad esempio, a un blackout su larga scala o a un attacco informatico globale. Eventi di questo genere potrebbero rivelarsi estremamente problematici per noi, pertanto, in quanto società, faremmo bene a prepararci adeguatamente al verificarsi di scenari simili. La crisi generata dal coronavirus ha indubbiamente aperto gli occhi a molti: questi eventi non accadono solo in teoria, ma anche in realtà. Dovremmo sfruttare questa «finestra di opportunità».

Ritratto

Ivo Menzinger, Head of Europe / Middle East / Africa & Product Management è responsabile delle Public Sector Solutions presso il riassicuratore Swiss Re. Dirige inoltre il progetto «pool per le pandemie», nell’ambito del quale gli assicuratori privati, rappresentati dall'Associazione Svizzera d'Assicurazioni (ASA), stanno valutando come attenuare meglio i danni economici di una prossima pandemia. Il settore assicurativo è alla ricerca di una soluzione assicurativa che si avvalga dell’infrastruttura e delle competenze esistenti nel settore assicurativo, nonché dei rapporti esistenti con i clienti e suddivida il rischio finanziario tra assicurati, industria assicurativa e Stato. Una di queste opzioni è la creazione di un pool per le pandemie, di cui si sta discutendo anche in vari altri paesi.