Re­go­la­men­ta­zio­ne e li­ber­tà – una que­stio­ne di giu­sto equi­li­brio

Commento

Regolamentare l'indispensabile, ma il meno possibile: un principio che ha sempre giovato alla Svizzera. Da una prospettiva politica, l’uscita dalla pandemia è al contempo un’opportunità e un dovere affinché si torni a ponderare meglio le esigenze di libertà e, in tal modo, si ritrovi il giusto equilibrio tra regolamentazione e libertà d’impresa.

Il settore assicurativo è un pilastro fondamentale dell’economia svizzera. Il suo modello operativo sostenibile, la solida dotazione di capitale e l’elevata disponibilità al servizio dei suoi collaboratori assicurano stabilità e resilienza di economia e società. Pertanto, il settore si fa carico di rischi che le aziende e i privati non potrebbero fronteggiare da soli e, oltre a favorire innovazione e progresso, è in grado di garantire stabilità economica e autodeterminazione nella condotta di vita.

Quanto più liberali sono le condizioni quadro imposte dalla politica, tanto più il settore assicurativo potrà assumere la responsabilità economica. D’altronde, l’economia non può essere costretta entro le rigide maglie delle regolamentazioni che soffocano la libertà d’impresa; necessita piuttosto di margine di movimento. Solo così può sfruttare il potenziale che il futuro le offre e creare quel valore aggiunto su cui il Paese e le persone fanno affidamento; lo stesso che garantisce in modo durevole prosperità e pace sociale.

«Libertà di pensiero e di azione sono imprescindibili se vogliamo mantenere la Svizzera ai vertici della competizione internazionale senza perdere lo slancio, l’ottimismo e la fiducia nelle proprie forze.»

L’uscita dalla pandemia è l'occasione offerta alla politica per tornare a ponderare meglio il valore della libertà e per allentare la morsa degli obblighi e delle leggi che è stata costretta a stringere a seguito della crisi finanziaria e pandemica. Libertà di pensiero e libertà di azione sono imprescindibili se vogliamo mantenere la Svizzera ai vertici della competizione internazionale senza perdere lo slancio, l’ottimismo e la fiducia nelle proprie forze. Occorre infatti trovare il giusto equilibrio tra regolamentazione e libertà d’impresa. Per me questo significa regolamentare l'indispensabile, ma il meno possibile. Un principio che ha sempre giovato alla Svizzera, visto che ha contribuito notevolmente al suo successo sia economico sia sociale. Sarebbe bene adottarlo anche in futuro come criterio guida. A tal proposito, seguono tre esempi concreti che riguardano il settore assicurativo.

Digitalizzazione

La digitalizzazione modifica la nostra società e incide anche sul nostro settore. In qualsiasi momento della pandemia ci ha consentito di salvaguardare le nostre strutture e, allo stesso modo, sarà in grado di offrirci nuove prospettive commerciali. Per poterne usufruire al meglio, c’è bisogno di un modello di regolamentazione possibilmente snello, che ci permetta di sviluppare offerte e processi a misura di cliente; in Svizzera i presupposti in gran parte esistono già. Ecco perché basta rispettare il principio di una regolamentazione proporzionale e mirata per creare dei margini di manovra e incentivare modelli e prodotti aziendali tra loro concorrenti, anche nell'interesse dei nostri clienti.

Assicurazione di rischi maggiori

Quel che la pandemia ci ha insegnato: l’economia privata da sola non può assicurare pandemie e altri rischi maggiori. Il rischio non può essere diversificato. Tutti vengono colpiti contemporaneamente e in tutto il mondo. Il principio assicurativo secondo cui i premi di molti coprono i danni di pochi viene ampiamente scardinato. Durante la crisi, lo Stato è intervenuto quale assicuratore ad hoc riuscendo a risolvere molte situazioni di emergenza. Tuttavia, vi è anche il rovescio della medaglia: non avendo riscosso alcun premio in anticipo per le sue azioni di pronto intervento, il fardello di debiti è stato messo sulle spalle del contribuente e, alla peggio, della prossima generazione. Si tratta di un metodo tutt’altro che sostenibile, se consideriamo inoltre l’ulteriore spostamento del confine sensibile tra attività statali e attività private; e non è nell’interesse né della società né dell’economia. Dal punto di vista del settore, la strada giusta da percorrere per la copertura di futuri rischi maggiori – le pandemie, ma ad es. anche le interruzioni di corrente o i ciber-incidenti di vasta portata – è la collaborazione tra lo Stato e l’economia privata. La Confederazione si assume la parte maggiore di rischio e il settore assicurativo mette a disposizione il suo know-how specialistico contribuendo, così, a trovare una soluzione assicurativa basata sul principio di prevenzione e sull’offerta di una protezione pianificabile, prima che subentri il danno. Sarebbe quindi opportuno creare condizioni quadro per permettere a Stato ed economia di cooperare unendo le rispettive forze.

Previdenza per la vecchiaia

La richiesta di una regolamentazione bilanciata riguarda anche la previdenza per la vecchiaia. Da un lato, essa deve assicurare e incentivare gli evidenti vantaggi del sistema dei tre pilastri che, a loro volta, risultano distinti e di per sé forti. Il regime obbligatorio e quello facoltativo si controbilanciano. Dall’altro lato, la legislazione deve tenere conto delle evoluzioni demografiche e delle biografie professionali. Età pensionabile, prestazioni e finanziamento devono stare in equilibrio tra loro, se vogliamo che per le prossime generazioni la previdenza per la vecchiaia sia una garanzia durevole e non una promessa vuota. Con la decisione di allineare l’età di pensionamento delle donne a quella degli uomini, unita ad altri provvedimenti, il Parlamento ha compiuto un primo importante passo nel quadro della riforma AVS21. Le decisioni del Consiglio nazionale in merito alla riforma della previdenza professionale (LPP) vanno anch’esse nella giusta direzione rispettando i parametri fondamentali: la riduzione dell’aliquota di conversione e la rinuncia a mettere insieme il primo e secondo pilastro. Per quanto ci riguarda, speriamo che tali parametri trovino conferma nei prossimi dibattiti parlamentari.

Sul piano contenutistico, il commento si appoggia al discorso presidenziale che Rolf Dörig ha tenuto il 2 febbraio 2022, in occasione della conferenza stampa annuale dell’Associazione Svizzera d’Assicurazioni ASA.