In­den­ni­tà di in­ter­me­dia­zio­ne nel­la pre­vi­den­za pro­fes­sio­na­le

Posizioni30 Dicembre 2021

L’ASA respinge il divieto delle commissioni d’intermediazione poiché non sarebbe né efficace né nell’interesse delle PMI.

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Nel messaggio sulla «Modernizzazione della vigilanza nel 1° pilastro e la sua ottimizzazione nel 2° pilastro» del 20 novembre 2019, il Consiglio federale propone un nuovo art. 69 LPP che gli conferisce la competenza di regolamentare «a quali condizioni gli istituti di previdenza sono autorizzati a versare indennità per l’intermediazione di affari previdenziali e a quali condizioni gli istituti d’assicurazione sono autorizzati ad addebitare tali indennità al loro conto d’esercizio separato per la previdenza professionale». A giustificazione di tale articolo, viene addotto un conflitto di interessi latente: gli intermediari potrebbero essere tentati di raccomandare non la soluzione migliore per il cliente, ma quella che fa loro guadagnare la commissione più elevata. Il 14 giugno 2021 il Consiglio degli Stati ha stralciato dal progetto il nuovo art. 69 LPP proposto.

Molte imprese si rivolgono a un intermediario in previsione dell’affiliazione a un istituto di previdenza. Ciò è comprensibile poiché, di norma, le aziende non dispongono di conoscenze nel campo della previdenza professionale. La retribuzione dell’intermediario è versata dall’azienda stessa o dall’istituto di previdenza scelto dall’azienda (il cosiddetto «modello courtage») oppure da una combinazione di queste varianti. Gran parte delle piccole e medie imprese (PMI) predilige il modello di intermediazione.

Retribuzione degli intermediari disciplinata in modo chiaro e trasparente

Per la retribuzione dei mediatori nell'ambito della previdenza professionale è determinante l’art. 48k cpv. 2 OPP 2: «Le persone o istituzioni esterne incaricate dell'intermediazione di affari previdenziali devono informare il cliente, al primo contatto, sul genere e la provenienza di tutte le indennità percepite per la loro attività di intermediazione. Le modalità di retribuzione devono essere obbligatoriamente fissate in una convenzione scritta da sottoporre all'istituto di previdenza e al datore di lavoro. Sono vietati il pagamento e l'accettazione di indennità supplementari in funzione del volume, della crescita o del danno.»

Prestazioni degli intermediari non presentate in modo corretto

Intermediari competenti forniscono un importante contributo a favore dell'attuazione della previdenza professionale: analizzano il mercato, progettano soluzioni previdenziali basate sulle esigenze dei clienti, svolgono l’attività d’informazione per il personale, forniscono consulenze al datore di lavoro e alle commissioni previdenziali e fungono da primo interlocutore per i clienti assistiti e i loro collaboratori. Senza un intermediario, dovrebbe essere la cassa pensioni stessa a svolgere questi compiti. Se vi fossero degli evidenti vantaggi in termini di costi, gli istituti previdenziali non coopererebbero con gli intermediari. In altre parole: con il divieto delle commissioni i costi non verrebbero ridotti o evitati, ma solo trasferiti e aumentati.

Garantita la trasparenza per le imprese

Come già accennato, l’intermediario deve informare il cliente già al primo contatto in merito alla natura e alla provenienza di tutte le indennità percepite per la sua attività di intermediazione. Le modalità di retribuzione devono essere obbligatoriamente regolamentate in una convenzione scritta che va sottoposta all'istituto di previdenza e al datore di lavoro. Inoltre sono vietati il pagamento e l'accettazione di indennità supplementari in funzione del volume, della crescita o del danno.

Dal punto di vista dell’associazione settoriale svizzera degli assicuratori privati, la precitata disposizione dell'ordinanza, integrata da misure facoltative adottate dagli intermediari (in particolare dal Codice di condotta della Swiss Insurance Brokers Association,SIBA), è sensata e sufficiente. Il divieto delle commissioni d’intermediazione, d’altro canto, non sarebbe né efficace né nell’interesse delle PMI.

Preservare la libertà di scelta delle PMI

Sulla base dell’articolo 48k cpv. 2 OPP 2, il cliente può scegliere il modello di indennità più confacente o concordarlo con l’intermediario. La maggior parte delle PMI clienti, sceglie il modello di intermediazione consapevolmente. Il relativo divieto impedirebbe la libertà di scelta dei clienti e sarebbe quindi diametralmente in contraddizione con i loro interessi.

L'Università di San Gallo ha esaminato in dettaglio i vantaggi e i costi dell’attività di consulenza e di mediazione indipendente per lavoratori e datori di lavoro nell’ambito della previdenza professionale. Lo studio, realizzato a tal fine, giunge alla conclusione che il divieto delle commissioni d’intermediazione invece di risolvere i problemi ne crea dei nuovi: la varietà dei servizi di consulenza diminuisce, ma i costi no. La soluzione migliore sarebbe quindi di mantenere l'attuale modello di libertà contrattuale tra committente e fornitore della prestazione, con miglioramenti mirati in termini di trasparenza, formazione e responsabilità.

Gli assicuratori vita privati gestiscono circa un quinto di tutti gli averi previdenziali, assicurano quasi la metà di tutti gli assicurati attivi (compresi gli assicurati di puro rischio) ed erogano prestazioni a quasi un quarto dei beneficiari di rendite (fonte: FINMA, dati concernenti il conto d’esercizio Previdenza professionale 2020, 9 settembre 2021).

Concorrenza funzionante a beneficio delle PMI

Gli assicuratori del ramo vita offrono alle PMI una gamma completa di prodotti e sono in concorrenza tra di loro e con altri istituti di previdenza. La concorrenza dimostra la sua efficacia che si riflette, tra l’altro, sotto forma di vari utili sul capitale, premi di rischio ed eccedenze.