Completa apertura del mercato: è imperativa l’armonizzazione della regolamentazione

Posizioni03 Gennaio 2019

Secondo l’Associazione Svizzera d’Assicurazioni (ASA), un’apertura completa del mercato con l’UE non è consigliabile né dal punto di vista degli assicuratori, né dei clienti. L’ASA non vede perciò alcuna necessità di stipulare un tale accordo completo. La crescente intensificazione a livello mondiale dello scambio economico mostra però anche che lo status quo viene costantemente messo alla prova e deve essere adeguato all’occorrenza.

Situazione iniziale

Nell’ambito degli attuali «Accordi bilaterali III» è in discussione un’apertura completa del mercato per le attività assicurative transfrontaliere. È prevista la cosiddetta libera prestazione dei servizi, analogamente alle attuali regolamentazioni in vigore all’interno dei Paesi UE. Le compagnie d’assicurazioni della Svizzera potrebbero quindi concludere affari nell’UE dal loro Paese (e viceversa), senza dover avere una filiale o una società affiliata nella relativa nazione. Attualmente la libertà di stabilimento nell’ambito dell’assicurazione danni diretta tra la Svizzera e l’UE è disciplinata dall’Accordo concernente l’assicurazione in vigore dal 1° gennaio 1993.

All’interno dell’UE la libera prestazione dei servizi per le assicurazioni è poco utilizzata

Nel ramo assicurativo, a differenza di tanti altri settori, la libera prestazione dei servizi all’interno dell’UE ha un ruolo secondario per la vendita. I mercati assicurativi nazionali sono in gran parte separati. I motivi principali sono da un lato norme non armonizzate all’interno dell’area UE e dall’altro la presenza sul posto richiesta dalla clientela nel settore della consulenza e della gestione dei danni. Si pone quindi la domanda in che misura gli assicuratori e i clienti desiderino un accordo tra la Svizzera e l’UE sull’accesso globale al mercato nel settore assicurativo.

Regolamentazione eterogenea a livello degli Stati membri dell’UE

Gli accordi globali di accesso al mercato sono volti a ottenere un’armonizzazione delle condizioni quadro. Tra questi figurano la legge sul contratto d’assicurazione e la legge sulla sorveglianza degli assicuratori, le norme sulla protezione dei dati e i regimi fiscali. Solo così sono possibili condizioni concorrenziali eque. Tuttavia, nell’UE nel corso di oltre 20 anni non è stato possibile realizzare alcuna armonizzazione delle diverse norme degli Stati membri. Nasce quindi la seguente domanda: su quali concreti standard UE dovrebbe basarsi la regolamentazione svizzera? Se dovesse essere discusso un accordo tenendo conto di diversi standard di regolamentazione, sono da prevedere effetti di arbitraggio negativi. Ciò influisce negativamente sulla competitività delle aziende attive in Svizzera e in particolare anche sui clienti.

Norme diverse

Di grande importanza è inoltre il fatto che l’armonizzazione delle condizioni quadro con l’UE implicherebbe per la Svizzera un’ampia ripresa delle norme UE. Ciò andrebbe ben oltre le questioni riguardanti gli obblighi di deposito di fondi propri (SST versus Solvency II). Vanno menzionate numerose regolamentazioni, riconosciute o attualmente attuate nell’UE, come ad esempio la tariffa unisex, la «Insurance Distribution Directive» (IDD) o la Regolamentazione dell’UE sulla protezione dei dati (GDPR). Per il mercato svizzero, la ripresa di tali basi legali avrebbe come conseguenza costi di implementazione e di transazione, che a loro volta porterebbero ad aumenti dei premi.

I costi di transazione fanno aumentare i premi

In caso di un accesso completo al mercato, i clienti avrebbero la possibilità di approfittare di una concorrenza più intensa tra gli offerenti già affermati e quelli nuovi. Questo effetto sarebbe tuttavia in contrasto con i costi di transazione, derivanti dal passaggio alle condizioni quadro legali in un contesto di libera prestazione dei servizi tra Svizzera e UE. I costi di transazione fanno obbligatoriamente aumentare i premi e possono compensare solo leggermente i vantaggi della concorrenza. Inoltre, possono venirsi a creare svantaggi per i clienti svizzeri se offerenti stranieri non sono in grado di far fronte in modo completo ai loro obblighi a causa di una regolamentazione più indulgente in determinati Stati membri dell’UE.

Lo status quo deve essere sviluppato in modo puntuale

Il rifiuto di un accordo sull’accesso globale al mercato con l’UE non significa però che non possano essere compiuti passi avanti sensati. Di fatto, anche nel settore assicurativo lo status quo corrisponde sempre meno alle nuove realtà del commercio internazionale. In questo modo esso limita inutilmente il margine di manovra per i rami assicurativi transfrontalieri che favoriscono e assicurano le catene globali del valore, impedendo così di sfruttare interessanti opportunità dalla Svizzera. Le compagnie multinazionali costituiscono oggi circa due terzi dell’intero commercio nelle catene globali del valore e quest’ultime comportano nuovi rischi per le aziende attive nel commercio internazionale. Di conseguenza, l’Associazione Svizzera d’Assicurazioni è disposta ad accettare agevolazioni per la gestione globale dei rischi (ad esempio nell’ambito dei programmi assicurativi internazionali) in modo mirato quale oggetto della trattativa. Sarebbe da verificare ad esempio un ampliamento degli attuali Accordi bilaterali riguardanti l’assicurazione diretta (ad eccezione dell’assicurazione vita), al fine di poter eliminare le ridondanze nella vigilanza delle succursali da parte dell’autorità di sorveglianza del Paese d’origine, rispettivamente del Paese ospitante.